Category Archives: 3D Scan

Scansione 3D – Grotte di Pertosa (SA)

In collaborazione con la Fondazione MIDA nelle Grotte di Pertosa, avanti già alle spalle numerosi studi, sono stati portate avanti indagini archeologiche, costanti lavori di conservazione e miglioramento per garantire la preservazione delle formazioni calcaree.

Le Grotte presentano infatti due unicità che consistono nell’essere le uniche grotte in Italia dove è possibile navigare un fiume sotterraneo, il Negro ed essere le sole in Europa a conservare i resti di un villaggio palafitticolo risalente al II millennio a.C.

GROTTE DI PERTOSA

Le Grotte di Pertosa, conosciute anche come le Grotte dell’Angelo, sono famose per le loro formazioni calcaree spettacolari e per i fiumi sotterranei che le attraversano. Si tratta di una serie di grotte sotterranee situate nella città di Pertosa, nella regione della Campania.

Le prime indagini furono compiute nel 1898 da due studiosi, Giovanni Patroni e Paolo Carucci. Oltre ai numerosi reperti che delinearono le diverse fasi di frequentazione umana della grotta, quest’ultimo rinvenne una struttura di legno, simile ad una palafitta; mentre Carucci, raggiungendo una profondità di 2,80 metri scoprì in una seconda palafitta.

Dopo l’apertura del sito nel 1932, gli studiosi hanno studiato e analizzato le stalattiti e le stalagmiti li presenti e nel corso degli anni hanno allestito e organizzato il geosito in percorsi turistici tali da poter camminare lungo i sentieri e attraversare i fiumi sotterranei in piccole imbarcazioni. Negli anni 2009 e 2013 di fatto la situazione si è trasformata in relazione al deposito terroso inglobato in una banchina di imbarco per i turisti e per la costruzione di una diga che ha innalzato il livello idrico sommergendo il giacimento archeologico. Le indagini moderne hanno messo in evidenza come l’impianto palafitticolo, datato con il radiocarbonio al II millennio a.C., si sviluppa sia lungo il margine sinistro dell’antegrotta che in ambienti completamente bui.

Oltre all’aspetto turistico, le grotte hanno continuato a essere oggetto di ricerche scientifiche e geologiche. Gli speleologi e gli scienziati hanno studiato la flora, la fauna e la geologia delle grotte per comprendere meglio il loro ambiente unico.

 

GROTTE DI PERTOSA, SALERNO

STORIA DEGLI SCAVI ARCHEOLOGICI


La storia degli scavi e dell’esplorazione di queste grotte inizia nel XX secolo. Le Grotte di Pertosa furono infatti scoperte per la prima volta nel 1932 da un gruppo di speleologi italiani. Questi speleologi, tra cui Ettore Molaroni, Antonio Romanelli, e Raffaele Bentivoglio, furono i primi a esplorare le grotte in profondità e a documentarne le caratteristiche geologiche e naturali.

Dopo la scoperta iniziale, gli speleologi continuarono ad esplorare e studiare le grotte scoprendo numerosi passaggi, vasellame, camere sotterranee e corsi d’acqua all’interno delle grotte. La prima sezione delle grotte fu resa accessibile ai visitatori attraverso sentieri e passerelle nel 1938 e solo successivamente furono installate luci per illuminare le formazioni calcaree e furono aperti nuovi percorsi turistici.

Le Grotte di Pertosa sono diventate una delle principali attrazioni turistiche nella regione della Campania e sono state oggetto di costanti lavori di conservazione e miglioramento per garantire la sicurezza dei visitatori e la preservazione delle meravigliose formazioni calcaree.

VIDEO PANORAMICO- GROTTE DI PERTOSA

Breve video panoramico delle meravigliose Grotte di Pertosa con un ringraziamento al Presidente della Fondazione MIdA Francescantonio D’Orilia, Sindaco di Pertosa Michele Caggiano, l’ingegnere Angelo Mastrangelo, gli speleologhi Antonio Coronato e Pierino Di Blasio e la responsabile marketing Fondazione MIdA Anna De Mauro

Pile 3Dwelling – Restauro virtuale


Progetto di valorizzazione e monitoraggio dei legni del sito UNESCo Lucone di Polpenazze del Garda (BS)

Il progetto “Pile 3Dwellings” per la comunicazione, il monitoraggio e la valorizzazione per il sito archeologico Lucone di Polpenazze (BS) – sito UNESCO -, nasce grazie alla collaborazione tra la Soprintendenza Archeologia, Belle Arti e Paesaggio per le province di Bergamo e Brescia,competente per la tutela del territorio, la  Soprintendenza Archeologia, Belle Arti e Paesaggio per le province di Como, Lecco, Monza Brianza, Pavia, Sondrio, Varese, da cui dipende il Laboratorio per il Restauro del Legno Bagnato, la Fondazione “Piero Simoni”, ente gestore del Museo Archeologico della Valle Sabbia di Gavardo (BS), 7emezzo.biz e AerariumChain.




Il progetto si declina in differenti azioni che hanno come scopo quello di valorizzare le potenzialità del sito del Lucone, uno dei siti più importanti in Europa per la conservazione di elementi strutturali in legno appartenenti all’alzato. Si tratta di parti di pareti, travi, capriate, frammenti di davanzali, soglie, porte che, dopo un attento lavoro di documentazione e restauro, potranno consentire una ricostruzione sempre più accurata scientificamente di case in legno di 4000 anni fa.

Il progetto prevede sia una ricostruzione virtuale interattiva che permetterà al visitatore di consultare la collocazione e lo stato di conservazione di alcuni elementi inseriti nella scena virtuale, sia una campagna di monitoraggio tramite scansioni laser di diversi reperti lignei rinvenuti negli anni. Il progetto consentirà dunque di seguire il progressivo restauro e studio degli straordinari reperti del Lucone.




PILE 3DWELLING

Progetto per la comunicazione, il monitoraggio e la valorizzazione per il sito archeologico Lucone di Polpenazze (BS)




SCANSIONI

Sono state condotte diverse scansioni tridimensionali fotogrammetriche di reperti ceramici e di altri manufatti conservati al MAVS,  utili alla ricostruzione virtuale della palafitta









Sulle due travi in legno di quercia della lunghezza di 8 m, caratterizzate da 25 fori quadrangolari, ritrovamento eccezionale della campagna di scavo del 2015 e che costituisce un unicum nell’ambito dell’archeologia preistorica dei siti palafitticoli, la scansione è stata effettuata da AerariumChain utilizzando uno scanner a luce strutturata.


IL RESTAURO VIRTUALE

1 – Restauro virtuale e integrazione scansioni

Le scansioni (a sinistra) sono state post processate per essere inserite in altri flussi di lavoro e ricostruite virtualmente per ricreare la loro forma originale. Sotto: a sinistra la scansione di una delle due travi colorata artificialmente; a destra le anomalie della scansione.


2 – Retopology


Le scansioni integrate vengono ri-descritte con una topologia poligonale a quadrati
invece che a triangoli; le anomalie vengono chiuse e si creano mappe UV per le texture.

3 – Baking delle texture 

Le scansioni vengono poi caratterizzate dalle caratteristiche della superficie e le venature del legno delle travi originali, per conferire al modello un aspetto simile al vero. Il colore è restituito, non è quello originale perché alterato dal tempo. Sotto: le due travi a confronto con colori artificiali.


4 – Proposte di ricontestualizzazione delle travi

I modelli 3D sono stati poi analizzati metricamente e messi a confronto. Sembra che le due travi abbiano caratteristiche comuni e i fori, sebbene irregolari, siano stati creati con un ritmo comune. Si identificano perciò similitudini che portano a pensare all’uso contestuale e coevo delle due travi.

4.1 Passatoia, sentiero su zona umida

Immaginiamo una funzione non portante delle travi, che possano accogliere traverse e che la struttura sia appoggiata per terra con funzione di passatoia, sentiero in legno.





4.2 Scala

La parte delle punte potrebbe essere stata funzionale all’appoggio a terra della scala a pioli.


4.3 Parte terminale delle travi del tetto





Pile 3Dwelling – Scansioni

Progetto di valorizzazione e monitoraggio dei legni del sito UNESCo Lucone di Polpenazze del Garda (BS)

Il progetto “Pile 3Dwellings” per la comunicazione, il monitoraggio e la valorizzazione per il sito archeologico Lucone di Polpenazze (BS) – sito UNESCO -, nasce grazie alla collaborazione tra la Soprintendenza Archeologia, Belle Arti e Paesaggio per le province di Bergamo e Brescia,competente per la tutela del territorio, la  Soprintendenza Archeologia, Belle Arti e Paesaggio per le province di Como, Lecco, Monza Brianza, Pavia, Sondrio, Varese, da cui dipende il Laboratorio per il Restauro del Legno Bagnato, la Fondazione “Piero Simoni”, ente gestore del Museo Archeologico della Valle Sabbia di Gavardo (BS), 7emezzo.biz e AerariumChain.

Il progetto si declina in differenti azioni che hanno come scopo quello di valorizzare le potenzialità del sito del Lucone, uno dei siti più importanti in Europa per la conservazione di elementi strutturali in legno appartenenti all’alzato. Si tratta di parti di pareti, travi, capriate, frammenti di davanzali, soglie, porte che, dopo un attento lavoro di documentazione e restauro, potranno consentire una ricostruzione sempre più accurata scientificamente di case in legno di 4000 anni fa.

Il progetto prevede sia una ricostruzione virtuale interattiva che permetterà al visitatore di consultare la collocazione e lo stato di conservazione di alcuni elementi inseriti nella scena virtuale, sia una campagna di monitoraggio tramite scansioni laser di diversi reperti lignei rinvenuti negli anni. Il progetto consentirà dunque di seguire il progressivo restauro e studio degli straordinari reperti del Lucone.

Il Museo Archeologico Valle Sabbia

Le collezioni del MAVS (Museo Archeologico Valle Sabbia) – Gavardo (BS) offrono al visitatore il quadro in continua evoluzione delle conoscenze riguardanti la Preistoria e la Storia della comunità umana e delle sue strategie insediative ed economiche in Valle Sabbia e più in generale nell’area gardesana occidentale. Particolare attenzione è accordata al gruppo di abitati palafitticoli di Lucone di Polpenazze e all’abitato del Lucone D, oggetto della ricostruzione virtuale interattiva nell’ambito del progetto Pile 3Dwelling. All’interno della sezione sono presenti reperti di natura ceramica, lignea e carpologica conservati in maniera ottimale grazie alle particolari condizioni ambientali.




SCANSIONI SUI REPERTI

Sono state condotte diverse scansioni tridimensionali fotogrammetriche di reperti ceramici e di altri manufatti conservati al MAVS,  utili alla ricostruzione virtuale della palafitta. I modelli risultanti dalle scansioni saranno inseriti nella ricostruzione virtuale interattiva. 

Monitoraggio delle travi in legno con Scanner a luce strutturata

Sulle due travi in legno di quercia della lunghezza di 8 m, caratterizzate da 25 fori quadrangolari, ritrovamento eccezionale della campagna di scavo del 2015 e che costituisce un unicum nell’ambito dell’archeologia preistorica dei siti palafitticoli, la scansione è stata effettuata da AerariumChain utilizzando uno scanner a luce strutturata. 

La tecnica di ripresa utilizzata è la fotogrammetria 3D – SfM (Structure from Motion), un sistema non invasivo che permette di ottenere una scansione 3D di un oggetto senza toccarlo o misurarlo direttamente. 

Un’ulteriore scansione a distanza di un mese, confrontata con la prima, permetterà di riscontrare eventuali differenze o segni di deterioramento dei reperti e di intervenire al fine di preservarli al meglio. I modelli 3D ad alta definizione, inseriti nella ricostruzione, potranno essere interrogati dall’utente restituendo informazioni sullo stato di conservazione e sul monitoraggio.

Scansione fotogrammetrica dei reperti ceramici

Per la scansione fotogrammetrica dei reperti ceramici ci siamo avvalsi dell’utilizzo di specifiche strumentazioni (fotocamere reflex professionali con obiettivi opportunamente calibrati), con la finalità di ottenere un archivio di immagini fotografiche uniformi nei parametri di esposizione, di tonalità, di saturazione, ed ottenere un modello tridimensionale fotogrammetrico altamente affidabile.

Le diverse forme ceramiche prese in esame sono state selezionate come campioni rappresentativi per via della loro morfologia e tipologia: dai recipienti da mensa (tazze, ciotole e boccali) o per servire e conservare bevande (anfore), a quelli per cucinare (scodelle e vasi troncoconici) fino ai grandi vasi per conservare derrate alimentari di vario tipo (orci e dolii). 

I reperti di dimensioni ridotte sono stati scansionati all’interno di una lightbox posizionati su una pedana girevole comandata a distanza con un controller, mentre per il vaso biconico la scansione è avvenuta 

SCOPRI DI PIù SULLA SCANSIONE 3D


La presenza di reperti provenienti dalle ricerche archeologiche sul campo e il continuo confronto con le fonti e lo studio dei dati scientifici contribuiscono a rendere l’ambientazione della ricostruzione il più verosimile possibile rispetto alla realtà storica. Ricollocando gli oggetti e gli elementi strutturali nel contesto originale è possibile comprendere la tecnica costruttiva e la particolare architettura delle palafitte, su cui restano ancora aperti degli interrogativi. Sarà inoltre possibile seguirne il processo di restauro e di studio


INTERVENTI CONCLUSI

PILE 3DWELLING

Progetto per la comunicazione, il monitoraggio e la valorizzazione per il sito archeologico Lucone di Polpenazze (BS)


RESTAURO VIRTUALE

Le scansioni delle travi in legno sono state «pulite», ridimensionate per essere inserite in altri flussi di lavoro e ricostruite virtualmente per ricreare la loro forma originale. 

Progetto Europeo – Prometheus – Scansioni 3D in Spagna e Polonia

Siamo orgogliosi di annunciare che Metaheritage s.r.l. è ufficialmente parte del progetto di ricerca europeo Prometheus. 

Prometheus si distingue per il suo approccio interdisciplinare, mirato alla raccolta, all’archiviazione e all’analisi di dati digitali legati al patrimonio architettonico. Questo lavoro è finalizzato allo studio, alla valorizzazione e all’integrazione di complessi architettonici di grande rilevanza nei circuiti turistici. Inoltre, funge da banco di prova per valutare le strategie di conservazione a lungo termine di vasti volumi di dati digitali. 

Dopo l’individuazione del primo caso studio lungo il percorso di Upper Kama in Russia e a seguito dello scoppio della guerra in quell’area geografica, il progetto ha subito una fase di rimodulazione che ha individuato come poli di indagine la Gdańsk Fortress Route a Danzica (Polonia) e la Jaime I Route nei pressi di Valencia (Spagna).

Il progetto Prometheus è finanziato nell’ambito del Programma di ricerca e innovazione Horizon 2020 dell’Unione Europea, che facilita la collaborazione tra università e imprese per favorire lo scambio di competenze e conoscenze, con l’obiettivo di avanzare nelle metodologie di documentazione e di conservazione del Patrimonio Culturale europeo.  

L’obiettivo di PROMETHEUS è quello di attuare un’azione interdisciplinare per la documentazione e la catalogazione delle informazioni sui beni architettonici, stimolando la formazione dei ricercatori sul valore costruttivo e storico dei Percorsi dei Beni Culturali.

La ricerca sviluppa metodologie innovative di digitalizzazione dell’architettura con l’integrazione di dati multidisciplinari e modelli informativi prodotti da figure specializzate in grado di operare sui beni del patrimonio.

Una prima azione come caso studio pilota, praticata sui monumenti presenti nel percorso di Upper Kama (Russia), è finalizzata alla definizione una “Charta”, per permetterne la replicabilità. La rete di ricercatori dei diversi settori coinvolti favorisce l’ampliamento culturale e tematico necessario per sviluppare e mostrare le competenze che il mercato richiede.

Il progetto di ricerca intende sviluppare un Sistema Informativo 3D, multidisciplinare e implementabile, che rappresenti la fase propedeutica alla gestione, manutenzione e valorizzazione degli Itinerari dei Beni Culturali presso i comitati e le amministrazioni europee. Il sistema, per essere ampiamente applicabile, è concepito per essere a basso costo e facile da replicare, e intende ottimizzare un canale innovativo di cooperazione tra ricercatori e professionisti attraverso l’uso di Protocolli Collaborativi BIM.

Scopri di più sul progetto Prometheus



studio pilota: upper kama

Lo studio comparativo dei siti mette in luce coerenza stilistica e forme e temi unitari tra il barocco moscovita e le influenze europee. I siti monumentali sono caratterizzati da architetture religiose simboliche e isolate, caratterizzate dall’uniformità stilistica degli elementi decorativi in ​​laterizio.

Il patrimonio architettonico di Upper Kama deriva da uno sviluppo culturale localizzato contenuto in una cornice storica ben definita, così come le influenze europee nei caratteri costruttivi e stilistici, diffuse attraverso scambi culturali lungo le rotte commerciali.

Un Percorso Culturale unico, per sviluppare pratiche di documentazione e digitalizzazione unificate finalizzate alla gestione amministrativa e alle pratiche di conservazione.



La rimodulazione del progetto: Danzica (PL) e Valencia (ES)

Inizialmente, come già evidenziato, il progetto prevedeva come caso di studio la regione della Kama Superiore, in Russia. Tuttavia, con lo scoppio della guerra, è stato riorientato per includere altri rilevanti complessi europei. In particolare modo, il progetto ha incluso, da una parte, la digitalizzazione dell’archivio cartografico della città di Danzica (PL) e il rilievo delle mura del centro storico; dall’altra, il rilievo delle fortezze e luoghi religiosi della via di Jaime I, nell’area di Valencia (ES).

1- DIGITALIZZAZIONE DELL’ARCHIVIO CARTOGRAFICO E RILIEVO DELL’ANTICA ARCHITETTURA MILITARE DEL CONTESTO URBANO 

Danzica (PL)

Danzica, città portuale situata sulla costa del Mar Baltico, ha sempre avuto un legame fondamentale con l’acqua, che ha giocato un ruolo cruciale nelle sue fortificazioni. Sin dal Medioevo, il fiume Vistola e i canali artificiali hanno costituito il cuore del sistema difensivo, creando un paesaggio urbano caratterizzato da isole e quartieri collegati dall’acqua.

Le fortificazioni medievali, risalenti ai secoli X-XIII, sono state sottoposte a numerose trasformazioni e danneggiate durante la II Guerra Mondiale, ma alcune parti del sistema difensivo, come le mura medievali trecentesche e i bastioni, sono ancora visibili.

Per approfondire la comprensione di queste strutture storiche, è stata avviata una ricerca che ha incluso la consultazione di mappe storiche, in gran parte custodite nella Biblioteca dell’Accademia Polacca di Danzica, e la digitalizzazione dei documenti d’archivio.




Nonostante i danni subiti dall’archivio cittadino durante la Seconda Guerra Mondiale, sono sopravvissuti documenti fondamentali per la ricostruzione storica, come:

  • La pianta del 1619 di Cornelius Van den Bosch, che illustra le fortificazioni a bastioni occidentali.
  • Le viste del porto medievale di Zbierski (1964), che integrano la rappresentazione della città medievale con quella rinascimentale.

Questi documenti sono stati digitalizzati utilizzando tecnologie innovative:

1. Fotogrammetria per elementi bidimensionali, con cui si sono ottenute ortofoto ad altissima risoluzione. Attraverso l’uso di algoritmi avanzati, è stato possibile migliorare la qualità delle immagini, rendendo visibili dettagli precedentemente inaccessibili.



2. Tecnologia gigapixel, che ha prodotto immagini piramidali di oltre 700 milioni di pixel, perfettamente nitide anche a livelli di zoom elevati.


L’analisi del sistema difensivo di Danzica ha portato all’individuazione di diverse fasi:

  • Periodo X-XIII secolo: Le prime fortificazioni in legno e terra, costruite dopo l’incorporazione nello stato di Mieszko I e Bolesław il Coraggioso, furono sostituite nel 1295 da nuove strutture autorizzate da Przemysł II.
  • 1343–XVI secolo: Sotto i Cavalieri Teutonici, venne realizzato un sistema di mura in mattoni con fossati, torri e porte, alcune delle quali sopravvivono tutt’oggi. Dal 1482, le fortificazioni furono integrate con bastioni in legno e terra.
  • Periodo rinascimentale e moderno: L’uso della polvere da sparo rese le mura obsolete, trasformandole in elementi funzionali o demolendole.
  • XIX-XX secolo: Le fortificazioni marittime e collinari vennero adattate per scopi militari durante la Seconda Guerra Mondiale.

Oggi, il paesaggio appare frammentato, con molte delle strutture medievali nascoste da infrastrutture moderne o integrate in contesti industriali.

Le operazioni di rilievo, fondamentali per documentare e analizzare il patrimonio urbano di Danzica, hanno utilizzato un approccio integrato basato su:

1. Laser scanning terrestre (TLS) e mobile (MLS), che hanno prodotto dei rilievi 3D (nuvole di punti ad alta densità) delle aree urbane, dai bastioni rinascimentali alle fortificazioni lungo il corso della Vistola.



2. Fotogrammetria da drone, combinata con rilievi GPS, per allineare i dati acquisiti da diverse piattaforme e creazione di modelli tridimensionali, arricchiti da un database di texture, shader e campioni architettonici, utile per il restauro virtuale e la pianificazione edilizia. 

Questi rilievi hanno generato un’enorme quantità di dati, tra cui mappe ortografiche, modelli tridimensionali e dataset di elementi architettonici, tutti integrati in un sistema informativo centralizzato. 



Il progetto ha sviluppato un sistema informativo complesso, strutturato per produrre due principali tipologie di rappresentazioni:

  1. Ripristino del paesaggio attuale: identificazione delle aree da restaurare e creazione di proposte visive dettagliate per il recupero.
  2. Percorso culturale immaginato: utilizzo di mappe e modelli avanzati per delineare nuovi itinerari storico-culturali, con una visione chiara del patrimonio e della sua evoluzione.

Queste rappresentazioni multidimensionali, che includono disegni tecnici, modelli 3D e contenuti multimediali, offrono una visione olistica del patrimonio urbano di Danzica.

In conclusione, il progetto ha creato un’infrastruttura digitale che collega la ricerca storica con le tecnologie più avanzate, rivoluzionando lo studio e la gestione del patrimonio culturale. Attraverso la digitalizzazione, l’analisi e la modellazione tridimensionale, è stato possibile:

  • Documentare e conservare il sistema difensivo della città.
  • Favorire la valorizzazione culturale e turistica.
  • Fornire strumenti innovativi per il restauro e la pianificazione urbana.

Questa combinazione di approcci tradizionali e moderni rappresenta un modello esemplare per la conservazione del patrimonio nell’era digitale.

2- LE CRUZ DE TÈRMINO E LE CRUZ CUBIERTAS

TERRITORIO DI VALENCIA (ES)

Le Cruz de Tèrmino e le Cruz Cubiertas sono monumenti medievali caratteristici del territorio valenciano, emersi durante l’espansione del regno aragonese nel XIII secolo. Introdotti sotto Giacomo I d’Aragona, detto “il Conquistatore”, segnavano simbolicamente la riconquista cristiana dei territori sottratti al dominio musulmano. Questi monumenti servivano come strumenti di legittimazione politica e religiosa, posizionati strategicamente nei pressi di centri urbani e lungo strade per marcare i confini del regno e richiamare i viandanti alla devozione.

Il progetto, realizzato in collaborazione con l’Università Politecnica di Valencia, ha approfondito lo studio architettonico e simbolico di queste croci, evidenziandone il ruolo storico-culturale. Le ricerche si sono concentrate sulle Cruz Cubiertas, strutture più complesse rispetto alle semplici Cruz de Tèrmino, in quanto dotate di una copertura protettiva ed è stata individuata come area di studio quella relativa a Valencia. Il lavoro si è concentrato sulle croci monumentali costruite lungo le strade principali e nei pressi delle città, luoghi che, nel contesto medievale, fungevano da segnalazioni visive del dominio cristiano.

A livello tecnico, sono state impiegate tecniche avanzate di rilievo fotogrammetrico per analizzarne l’evoluzione, la distribuzione e il valore religioso. Lo studio ha prodotto modelli 3D dettagliati, favorendo una nuova comprensione delle loro caratteristiche costruttive e del loro impatto simbolico.

Le attività condotte nel corso del progetto sono state principalmente orientate alla realizzazione di un rilievo fotogrammetrico delle Cruz Cubiertas e alla elaborazione dei modelli.

1. Rilevamento Fotogrammetrico: utilizzando droni e fotocamere di alta qualità, sono stati acquisiti 1.662 scatti per generare modelli tridimensionali accurati delle Cruz Cubiertas. La metodologia prevedeva la copertura completa delle strutture con riprese da diverse angolazioni, incluse quelle aeree, per un’analisi completa.

2. Elaborazione dei Modelli: I dati acquisiti sono stati processati tramite il software Agisoft Metashape Pro, che ha permesso di generare modelli 3D altamente dettagliati delle croci. Sono stati ottenuti dense cloud e mesh che hanno permesso di documentare i dettagli architettonici e scultorei, nonché di confrontare le strutture differenti.



La fotogrammetria è stata scelta come metodologia principale in quanto consentiva di effettuare il rilevamento in tempi relativamente brevi, pur mantenendo una precisione elevata. Questo è stato particolarmente utile in quanto molte delle Cruz Cubiertas si trovano in aree ad alta densità urbana o lungo strade trafficate, dove altre metodologie di rilevamento avrebbero incontrato difficoltà logistiche.

Un altro aspetto importante del progetto è stata la gestione di casi problematici durante i rilievi che ha portato a una lunga fase di post-produzione per correggere e rifinire i modelli 3D, assicurando comunque una rappresentazione precisa della struttura.

In conclusione, il progetto ha confermato l’importanza delle Cruz Cubiertas come simboli di fede e potere politico del regno aragonese. Le scansioni dettagliate non solo valorizzano questi monumenti, ma costituiscono una base per future ricerche, mappature e iniziative di tutela. Una mappatura georeferenziata delle Cruz de Tèrmino e Cruz Cubiertas potrebbe rivelare importanti connessioni tra la viabilità medievale e la diffusione del regno aragonese.

Diffusione dei risultati



Prometheus H2020, Interdisciplinary actions for the documentation and elaboration of an information system on cultural heritage routes, 27 ottobre 2023, Gdansk, Polonia


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Prometheus H2020, Documenting Cultural Heritage Routes through Digital Technologies, The military architecture of Gdansk, 31 marzo 2023, Firenze


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Bursich Daniele; Parrinello Sandro, The “PROMETHEUS” European Project: Gdańsk Fortress Route (Poland), in Proceedings, 2024, 96, 18.


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Musei Reali di Torino – Riproduzioni archeologiche




In occasione del nuovo allestimento della Galleria Archeologica dei Musei Reali di Torino, abbiamo realizzato supporti e riproduzioni accessibili e repliche archeologiche del tutto fedeli a tre opere presentate. Questo nuovo percorso di visita si snoda in dieci sale e raccoglie più di 1000 opere, alcune delle quali mai esposte prima.

“Il patrimonio del Museo di Antichità è stato messo in scena come un affascinante viaggio nel tempo e nello spazio, che ripercorre la nascita delle prime collezioni per poi avventurarsi lungo la Galleria delle Sculture, sulla quale si affacciano le sale riservate alle diverse civiltà, da esplorare liberamente. Il percorso è scientificamente aggiornato secondo gli ultimi risultati degli studi internazionali ed è stato concepito fin dall’inizio secondo il principio del design for all.

crediti Musei Reali – Studio Gonella


Riproduzioni archeologiche

Le riproduzioni archeologiche sono destinate all’esposizione come soluzione per sostituire un reperto durante il periodo di prestito per una mostra o come vero e proprio oggetto prestato per ridurre i rischi legati al trasporto e alla movimentazione, soprattutto nel caso di pezzi che presentano fragilità o un’alta probabilità di danneggiamento. Ci è stato richiesto di realizzare le riproduzioni di tre reperti provenienti dalla collezione archeologica, che si distinguono per il loro grandissimo valore storico e artistico. La testa di una statua di Cleopatra VII, il ritratto scultoreo di Cesare, ritenuto uno dei più somiglianti nei tratti al volto del condottiero romano e il rilievo assiro del re Sargon II, una delle più raffinate rappresentazioni del sovrano.

Testa di Sargon II

Una finissima rappresentazione del sovrano assiro Sargon II (717 – 707 a.C.) di cui si apprezza la cura nella rappresentazione dei dettagli del viso, incorniciato dall’elaborata acconciatura a ciocche e riccioli e dalla lunga barba, e la tipica tiara ​regale troncoconica a puntale, espressioni della regalità del sovrano. Il rilievo si sviluppa in altezza per 88,7 cm per una larghezza massima di 51,2 cm e una profondità di 12,5 cm. 


Testa da statua di Cleopatra

La testa proviene da una statua della sovrana Tolemaica datata alla seconda metà del I secolo a.C. Realizzata in marmo di Thasos, è testimonianza di quei secoli di grandi scambi culturali fra tradizioni locali, Oriente e Occidente, che, da Alessandro Magno in poi, viene detta koiné culturale (termine che definisce la diffusione e commistione di linguaggi artistici e letterari di forte matrice greca in un’area del Mediterraneo sempre più vasta). La testa ha le dimensioni di 31 cm di altezza, 18, 4 cm di larghezza e una pronfondità di 20,7 cm. 


Ritratto di Cesare

Ritratto proveniente dal foro di Tusculum, preziosissima testimonianza artistica probabilmente contemporanea a Cesare stesso. La resa molto verosimile di un uomo che sta invecchiando, stempiato e con rughe profonde, potrebbe corrispondere al suo aspetto all’età di 56 anni. Il ritratto è alto 45,5 cm, largo 23,5 cm per una profondità massima di 19,4 cm. 


creazione del modello 3d

Per ottenere le riproduzioni, siamo partiti da una scansione fotogrammetrica a camera libera del reperto. La fotogrammetria tridimensionale è una soluzione rapida e estremamente efficace in questi casi: per ogni scatto una macchina fotografica impressiona dai 12 ai 50-60 milioni di pixel, permettendo un’acquisizione ad alta definizione, che incorpora anche informazioni spaziali.


stampa della riproduzione

La stampa 3D risultante dal modello acquisito con fotogrammetria


Il modello 3D elaborato digitalemente è stato stampato utilizzando una stampante 3D a resina (LFS – Low Force Stereolithography). 


rielaborazione manuale

La stampa 3D ottenuta viene eleborata manualmente per accrescere il più possibile il grado di fedeltà rispetto all’originale, nella sua forma, colore e texture. Dopo aver scartavetrato, stuccato e rifinito la stampa, viene dipinta con colori a tempera, a copia dell’originale e finita con vernice trasparente opacizzante. 



Le stampe potranno essere prestate ai musei che ne faranno richiesta per essere esposte nelle loro sedi al posto delle originali. Questa soluzione è stata adottata per ridurre i rischi legati al trasporto e alla movimentazione di reperti unici nel loro genere, testimonianze tanto preziose quanto fragili.


Testa di Sargon: l’originale a confronto con la replica archeologica

ULTIMI AGGIORNAMENTI


Dal 19 febbraio 2022 apre al pubblico la Galleria Archeologica, un’inedita sezione dedicata alle civiltà del Mediterraneo antico, dove sono custoditi reperti di rara bellezza e di inestimabile valore storico.

scopri

Pile 3Dwelling- scansione 3D e monitoraggio

Progetto di valorizzazione e monitoraggio dei legni del sito UNESCO Lucone di Polpenazze del Garda (BS)

Il progetto “Pile 3Dwellings” per la comunicazione, il monitoraggio e la valorizzazione per il sito archeologico Lucone di Polpenazze (BS) – sito UNESCO -, nasce grazie alla collaborazione tra la Soprintendenza Archeologia, Belle Arti e Paesaggio per le province di Bergamo e Brescia,competente per la tutela del territorio, la  Soprintendenza Archeologia, Belle Arti e Paesaggio per le province di Como, Lecco, Monza Brianza, Pavia, Sondrio, Varese, da cui dipende il Laboratorio per il Restauro del Legno Bagnato, la Fondazione “Piero Simoni”, ente gestore del Museo Archeologico della Valle Sabbia di Gavardo (BS), 7emezzo.biz e AerariumChain.

Il progetto si declina in differenti azioni che hanno come scopo quello di valorizzare le potenzialità del sito del Lucone, uno dei siti più importanti in Europa per la conservazione di elementi strutturali in legno appartenenti all’alzato. Si tratta di parti di pareti, travi, capriate, frammenti di davanzali, soglie, porte che, dopo un attento lavoro di documentazione e restauro, potranno consentire una ricostruzione sempre più accurata scientificamente di case in legno di 4000 anni fa.

Il progetto prevede sia una ricostruzione virtuale interattiva che permetterà al visitatore di consultare la collocazione e lo stato di conservazione di alcuni elementi inseriti nella scena virtuale, sia una campagna di monitoraggio tramite scansioni laser di diversi reperti lignei rinvenuti negli anni. Il progetto consentirà dunque di seguire il progressivo restauro e studio degli straordinari reperti del Lucone.

Siti palafitticoli preistorici dell’arco alpino

Il fenomeno delle palafitte ha caratterizzato l’area alpina nel corso di un vastissimo arco temporale che dal Neolitico arriva sino all’Età del Ferro (5300-500 a.C.). Le particolari condizioni ambientali lungo le rive di laghi, fiumi, stagni e paludi, dove sorgevano gli abitati, hanno preservato in maniera ottimale questi manufatti unici, preziosa fonte per la ricostruzione storica, economica e naturalistica. 

Nel giugno del 2011 il sito seriale transnazionale “Siti palafitticoli preistorici dell’arco alpino” è stato inserito nella Lista del Patrimonio Mondiale dell’UNESCO. I 111 luoghi selezionati, tra circa 1000 esistenti, sono dislocati tra Svizzera, Francia, Germania, Austria, Slovenia e Italia, dove sono 19 tra Lombardia, Veneto, Piemonte, Trentino e Friuli Venezia Giulia. 

Le aree archeologiche sono state scelte in quanto rappresentative a livello cronologico e geografico del fenomeno, illustrative di variabili strutturali, con condizioni di conservazione adeguate e con un potenziale per indagini future e per valorizzazione e divulgazione, anche in relazione a musei e parchi naturali. La creazione del sito UNESCO sottolinea l’unicità di questi contesti e l’eccezionalità dei ritrovamenti, ma anche la loro fragilità che necessita di un maggiore impegno per preservarli a vantaggio delle generazioni future.



Il sito di Lucone di Polpenazze è iscritto al sito seriale transnazionale UNESCO “Pile dwellings around the Alps”. Oltre l’assoluta importanza storico-culturale dei siti che hanno aderito, la rete costituisce un valido esempio di collaborazione internazionale che ha permesso la progettazione e lo sviluppo di progetti di ricerca complessi, eventi congiunti e bandi di ricerca.



L’area gardesana e Polpenazze del Garda 

L’area del Lago di Garda è fondamentale per lo studio delle palafitte dell’Età del Bronzo in Italia. Sono presenti insediamenti sia lungo le coste meridionali, che nelle torbiere, in antichità occupate da piccoli laghi. 

Il Lucone di Polpenazze è uno dei bacini inframorenici più estesi tra quelli del gardesano, posto a Ovest del lago, in provincia di Brescia. Le prime indagine archeologiche risalgono solamente agli anni ’60 del XX secolo e le successive ricerche hanno portato all’individuazione di 5 insediamenti differenti. 

La prima occupazione umana del bacino risale al IV millennio a.C. (Lucone C), ma il momento di massima frequentazione si data alla fase antica e media dell’Età del Bronzo tra il 2200 e il 1400 a.C. circa (Lucone A,B,D,E).

Il sito Lucone D


Dal 2007 il Museo Archeologico della Valle Sabbia, con il sostegno economico di Regione Lombardia e dei comuni di Gavardo e Polpenazze del Garda, ha ripreso le ricerche con uno scavo nel sito Lucone D, sul lobo orientale del bacino, già oggetto di un piccolo saggio nel 1986. La particolarità di questo abitato, di durata limitata rispetto agli altri, risiede nell’incendio che lo ha interessato non molti anni dopo la sua prima costruzione. Numerose case sono bruciate, causando il crollo in acqua di strutture in legno e restituendo agli studiosi molti elementi che di solito non si conservano: nella maggior parte dei casi, infatti, di questo tipo di abitazioni vengono rinvenuti solo i pali verticali di sostegno.


Ogni anno dall’area di scavo provengono numerosi manufatti in ceramica, osso, pietra e metallo, oggetti funzionali e ornamentali, testimoni delle abitudini di vita degli abitanti delle palafitte, ossi di animali e resti vegetali, che forniscono informazioni sulla loro dieta e economia, ma anche semi, spighe e polline, che permettono di ricostruire l’ambiente naturale circostante. 




Gli elementi lignei rinvenuti finora sono oltre 1300 (zappe, recipienti, vassoi, suppellettili, …) e vengono progressivamente sottoposti ad analisi dendrocronologiche che hanno stabilito, ad oggi, che i pali ricavati dagli alberi abbattuti in epoca più antica risalgono al 2034 a.C. e i più recenti al 1967 a.C. L’abitato deve avere quindi avuto una durata di circa 70 anni, durante i quali si è verificato l’incendio. 


Tra i manufatti in legno degli ultimi anni si possono citare un manico decorato di uno strumento in legno di difficile identificazione, rinvenuto nel 2018 e un manufatto ligneo, provvisoriamente interpretato come gerla, composto da un elemento a forcella che racchiudeva un intreccio vegetale, rinvenuto nel 2019. Negli anni precedenti erano state individuate due travi in legno di quercia, lunghe 8 metri e caratterizzate da 25 fori quadrangolari e nel corso dell’ultima campagna di scavo, conclusa nell’agosto 2020, è stata riportata alla luce una porta con asole e chiavistelli datata al 2034 a.C.  



Monitoraggio degli elementi lignei

In questo contesto di scoperte di inestimabile valore, risulta fondamentale conoscere e monitorare la condizione dello stato di conservazione degli elementi lignei. L’obiettivo è duplice: evitare un possibile deterioramento una volta portati alla luce, ma soprattutto aumentarne la durabilità nel tempo.


La soluzione di monitoraggio identificata è quella proposta dalla startup AerariumChain. Grazie all’impiego di nuove tecnologie e strumentazioni ad alta precisione, il sistema consente un controllo affidabile e facilmente ripetibile delle condizioni dei reperti.

AerariumChain utilizza attualmente scanner a luce strutturata, i quali forniscono modelli 3D ad alta definizione dei reperti. Comparando diverse scansioni, grazie a sofisticati algoritmi di intelligenza artificiale, è possibile identificare precocemente fenomeni di deterioramento del reperto, ma anche avviare per tempo i processi curativi necessari.

Il monitoraggio, basato su tecnologie all’avanguardia, diventa anche un driver per la creazione di nuove modalità di fruizione, tra cui la ricostruzione 3D, la realtà aumentata e la stampa 3D per incrementare l’accessibilità dei musei.


Intervento di ricostruzione 3D

Lo scopo dell’intervento di è ricollocare nel contesto originale gli elementi lignei e i reperti che sono stati rinvenuti durante le campagne archeologiche, al fine di comprendere l’architettura dei complessi abitativi palafitticoli, la tecnica costruttiva delle strutture portanti e il loro assemblaggio. 

La ricostruzione 3D costituisce un punto di arrivo per questi primi 15 anni di analisi e ricerche multidisciplinari condotte su questo sito. Oltre all’architettura, infatti, verranno rappresentati puntualmente la flora, la fauna e le coltivazioni coeve che caratterizzavano l’ambiente circostante l’abitato D. All’interno della ricostruzione virtuale verranno anche inserite le scansioni dei manufatti rinvenuti e degli oggetti lignei monitorati. La ricostruzione 3D è interattiva e permette all’utente di consultare in tempo reale la collocazione, lo stato e i dati di conservazione del legno. 

Il flusso di lavoro (workflow) è caratterizzato da un ambiente condiviso on line per la gestione e l’archiviazione dei dati. Per gestire l’avanzamento del lavoro viene utilizzato Gitlab. Tutti i software utilizzati sono open-source, come per esempio il modellatore utilizzato (Blender) oppure l’ambiente di sviluppo della scena 3D (Unreal Engine 4). 


INTERVENTI CONCLUSI

SCANSIONI

Sono state condotte diverse scansioni tridimensionali fotogrammetriche di reperti ceramici e di altri manufatti conservati al MAVS,  utili alla ricostruzione virtuale della palafitta


RESTAURO VIRTUALE

Le scansioni delle travi in legno sono state «pulite», ridimensionate per essere inserite in altri flussi di lavoro e ricostruite virtualmente per ricreare la loro forma originale. 


ULTIMI AGGIORNAMENTI

Presentazione risultati campagna di scavo 2021 al Lucone di Polpenazze


Martedì, 21 Settembre, 2021

In occasione delle Giornate Europee del Patrimonio 2021, venerdì 24 settembre alle ore 17:00, presso la Soprintendenza BAP-BG-BS, via G. Calini (BRESCIA), ci sarà la conferenza “Novità dagli scavi della palafitta del Lucone di Polpenazze”, tenuta da Marco Baioni, direttore degli scavi e del Museo Archeologico della Valle Sabbia di Gavardo.

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Lo stesso giorno, alla ore 18:00 presso l’Info Point, Palazzo Martinengo Cesaresco (BRESCIA), ci sarà la visita guidata a “Palafittes, patrimonio dell’Umanità”
▸ La prenotazione è obbligatoria: inviare una mail a claudia.pepe@beniculturali.it entro le 18:00 di mercoledì 22 settembre.

☛ Per la partecipazione agli eventi, sarà necessario essere in possesso di GREEN PASS



Palazzo Reale di Milano – Digitalizzazione di opere d’arte




In occasione della mostra Tiziano e l’immagine della donna nel Cinquecento veneziano a Palazzo Reale a Milano, abbiamo collaborato con Aerariumchain, sponsor tecnico della mostra, per la scansione 3D ad altissima definizione di 16 delle oltre 50 opere in mostra provenienti da collezioni di tutto il mondo. 

Una mostra organizzata da: 

“Palazzo Reale apre il 2022 con una grande mostra dedicata all’immagine della donna nel Cinquecento nella pittura del grande maestro Tiziano e dei suoi celebri contemporanei quali Giorgione, Lotto, Palma il Vecchio, Veronese e Tintoretto. L’esposizione aspira a riflettere sul ruolo dominante della donna nella pittura veneziana del XVI secolo, che non ha eguali nella storia della Repubblica o di altre aree della cultura europea del periodo.”

[tratto da: Palazzo Reale]


Meta Replica

Attraverso l’acquisizione di scansioni fotogrammetriche di altissimo livello (texture in 16K e mesh oltre i 70 milioni di poligoni) e GIGAFOTO – GIGAPIXEL delle opere selezionate abbiamo affiancato Aerariumchain nella creazione delle copie virtuali (meta repliche) di questi capolavori assoluti.

Comparando le scansioni effettuate in momenti diversi, ad esempio alla partenza e/o al rientro dell’opera, e con l’ausilio di algoritmi di intelligenza artificiale queste immagini ad altissima definizione costituiscono un valido strumento documentale e/o di supporto per la compilazione del condition report


GIGAFOTO (GIGAPIXEL)

Questa tecnica permette di catturare ogni più piccolo dettaglio di un’opera, che viene fotografata da differenti punti e piani con sensori ad altissima risoluzione.
Le fotografie ottenute vengono elaborate e unite tra loro tramite un algoritmo, che le ordina e organizza a seconda della distanza dal soggetto. Il risultato è una immagine “piramidale”, ovvero che non perde risoluzione anche su elevati livelli di zoom. Le GIGAFOTO arrivano fino a 700 Milioni di pixel. 

Un prezioso e innovativo strumento, utile sia per lo studio che per la valorizzazione delle opere d’arte.








Paris Bordon – Gli Amanti (Pinacoteca di Brera, Tutti i diritti riservati)


ULTIMI AGGIORNAMENTI


Tiziano e l’immagine della donna nel Cinquecento veneziano apre le sue porte dal 23 febbraio al 5 giugno 2022, portando a Milano oltre 100 opere tra dipinti, stampe, sculture e disegni.

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Aerariumchain: sponsor tecnico nella mostra Tiziano e l’immagine della donna nel Cinquecento veneziano Nuovo progetto a Palazzo Reale di Milano, scansioniamo le donne veneziane della mostra Tiziano e l’immagine della donna nel Cinquecento veneziano come sponsor tecnico.

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Digitalizzazione dell’Area Archeologica delle “Grotte di Catullo” a Sirmione (BS)




Azione svolta all’interno del progetto e-Archeo

Un grande progetto nazionale che racconta 8 siti archeologici italiani secondo un modello esperienziale integrato sia online che sul posto. e-Archeo è il primo progetto su larga scala aggregatore di enti di ricerca, università e accademie, industrie creative ed esperti del settore dei Beni Culturali nelle sue molteplici declinazioni, promosso dal Ministero della Cultura (MiC) e coordinato da Ales SpA.


Scopri di più sull’progetto e-Archeo




 

Per il progetto e-Archeo, in collaborazione con Ales S.p.a, Direzione Regionale Musei Lombardia, l’Area Archeologica delle Grotte di Catullo e Museo Archeologico di Sirmione, con il supporto scientifico dell’Università degli Studi di Verona (prof. P. Basso), e di Effetto Farfalla s.r.l., abbiamo sviluppato il progetto di scansione 3D dell’Area Archeologica delle “Grotte di Catullo” a Sirmione (BS).

Grotte di Catullo è il nome con cui ormai da secoli è conosciuta la villa romana più grande e meglio conservata dell’Italia settentrionale, sull’estremità della penisola di Sirmione con una vista panoramica sul Lago di Garda. La villa copre un’area complessiva di circa due ettari, si sviluppa su tre piani, di cui quello inferiore realizzato attraverso sbancamenti del sottosuolo roccioso, sostenuti da possenti sostruzioni percorribili e in parte a vista. Ha una forma rettangolare, con due avancorpi sui lati brevi. All’interno del Museo Archeologico, è possibile visionare i reperti più significativi provenienti dagli scavi tra cui spiccano gli splendidi frammenti della decorazione ad affresco che arricchiva gli ambienti residenziali della villa, tra cui il cosiddetto “ritratto di Catullo”, ma anche anche i raffinati stucchi e i frammenti della decorazione architettonica.

Scopri di più sull’Area Archeologica delle Grotte di Catullo




Ricerca dati d’archivio

La prima fase per lo studio dell’Area Archeologica ha previsto la ricerca e il recupero di dati dall’archivio ministeriale. Grazie a questa indagine abbiamo individuato scansioni laser e rilievi 2D pregressi della villa, ma in cui non erano presenti scansioni da drone e da terra di alcune parti ed era totalmente assente la documentazione fotografica di tutta l’area. 



FOTOGRAMMETRIA 3d


Per integrare i dati già in nostro possesso, il primo intervento compiuto nell’area è stato quello di implementare la maglia topografica, con l’aggiunta di nuovi punti geodetici, necessari per georeferenziare le scansioni 3D. La campagna di rilievo è stata divisa in due parti: una condotta da drone e una terra. La fotogrammetria terrestre è stata necessaria per comprendere anche la scansione di alcuni elementi architettonici in situ e non. 

Scopri di più sulla fotogrammetria


La fotogrammetria da drone ha invece interessato alcuni ambienti o serie di ambienti della villa, in particolare il “Campo delle Noci”, la serie di nicchie del Criptoportico e l’Ambiente 107.



DOCUMENTAZIONE FOTOGRAFICA

Il secondo intervento ha permesso la documentazione fotografica integrale di tutta l’area girando filmati e fotografie di dettaglio di ogni ambiente sia da terra che da drone.


Caso studio: ambiente 107

Partendo dalla scansione 3D dell’Ambiente 107 siamo giunti fino al suo restauro virtuale. 

Dopo la georeferenziazione della scansione e il processo di retopology è stato effettuato l’inserimento del modello nel motore 3D Unreal Engine 4, che ha fornito una virtualizzazione dell’ambiente e la ricollocazione delle pitture parietali restaurate digitalmente.

L’Ambiente 107 si trova a livello del criptoportico. È l’unico punto della villa in cui è stato possibile stabilire una relazione tra i frammenti di intonaco rinvenuti durante gli scavi e la loro collocazione originale. Su uno dei muri dell’Ambiente 107 è ancora visibile un’ampia porzione di parete decorata (III stile) di età romana, risalente a circa 2000 anni fa, unica testimonianza di questo genere presente in tutta l’area archeologica. 




Lo studio della decorazione pittorica degli ambienti della villa è risultato fin da subito molto complesso, a causa dell’asportazione delle pareti murarie avvenuta dopo l’abbandono dell’edificio, già nel III secolo d.C.
Il soggetto rappresentato è una struttura architettonica ideale su podio disegnata in prospettiva, resa elegantemente sia dal punto di vista tecnico, che nella scelta dei colori: toni di giallo, azzurro, verde e viola su sfondo bianco, in cui spiccano elementi che richiamano l’architettura greca.


Campagna materica

La campagna fotografica materica ha portato alla produzione delle diverse texture relative alla muratura e ai livelli di preparazione dell’intonaco. Il risultato consiste nella possibilità di visualizzare attraverso la ricostruzione 3D dell’intero ambiente della muratura in pietra e del primo, secondo e terzo livello di preparazione dell’intonaco, oltre che dello stesso affresco restaurato virtualmente.




Elaborazione scansione

La scansione 3D viene elaborata in nuvole di punti, creando una mesh texturizzata che viene successivamente agganciata alla maglia topografica per permetterne una corretta georeferenziazione. La mesh 3D viene esportata (*.FBX) per l’inserimento all’interno del motore 3D.

Dall’inserimento del modello nel motore 3D Unreal Engine 4 è derivata la virtualizzazione finale dell’ambiente con la ricollocazione delle pitture parietali restaurate digitalmente e l’aggiunta di punti interattivi che permettono di ottenere maggiori informazioni sul modello, rendendo la scena interattiva.


DIFFUSIONE DEI RISULTATI

Parte delle riprese effettuate per il progetto sono state utilizzate anche per la creazione di uno degli 8 documentari che illustrano il sito archeologico di Sirmione – Desenzano:

e-Archeo: Parchi Archeologici
Sirmione e Desenzano
St 2022Ep 1

[LINK]


Progetto Europeo Netcher

 

Video Tutorial – Scansioni 3D fotogrammetriche

Produzione di un documento audiovisivo esplicativo delle fasi di digitalizzazione tridimensionale di materiale archeologico e storico artistico, inserito nell’ambito del Training online 3D Reconstruction of Cultural Heritage at Risk; Intervento con lezioni teoriche riguardanti la tecnica della fotogrammetria.

Su incarico dell’Università Ca’ Foscari di Venezia abbiamo realizzato un video-tutorial dimostrativo sulla tecnica di scansione 3D fotogrammetrica, a cui seguono la manipolazione e annotazione del modello risultante e l’incorporazione e la visualizzazione in un sito web.

Il documento prodotto è inserito nel Training online 3D Reconstruction of Cultural Heritage at Risk, creato dall’Università Ca’ Foscari e il Center for Cultural Heritage Technology dell’Istituto Italiano di Tecnologia all’interno del progetto europeo NETCHER; gli oggetti artistici documentati per la dimostrazione e gli spazi museali che ne costituiscono il setting sono stati concessi dall’Area Soprintendenza Castello, Musei Archeologici e Musei Storici del Castello Sforzesco di Milano. 

Progetto Netcher

Il progetto NETCHER è finanziato dalla Commissione Europea e coordinato dal Cnrs e conta sette diversi partner Europei. Ha l’obiettivo di  diffondere consapevolezza e porre l’attenzione riguardo la tematica del saccheggio, distruzione e traffico illegale di oggetti archeologici e artistici e, attraverso la ricerca dell’origine degli oggetti culturali e l’individuazione di canali e attori dei traffici illeciti, permetterne la restituzione. 

Questa piattaforma digitale, attraverso una rete di scala europea, mira a mettere in contatto enti, associazioni, istituzioni e singoli coinvolti nella salvaguardia del Patrimonio Culturale .

La documentazione virtuale degli oggetti e la creazione di un database di opere in 3D costituisce, in questa visione, non solo un supporto fondamentale per la conservazione, la gestione e la valorizzazione dello stesso patrimonio da parte degli enti gestori, ma diventa anche una risorsa nel corso di emergenze per il recupero di oggetti trafugati e per il restauro di oggetti danneggiati.

Scopri di più sul Progetto Netcher



Le opere del Castello Sforzesco di Milano

Grazie alla concessione dell’Area Soprintendenza Castello, Musei Archeologici e Musei Storici del Castello Sforzesco di Milano è stato possibile effettuare le riprese all’interno del Museo dei mobili e delle sculture lignee e la scansione 3D di tre oggetti di alto valore storico ed artistico molto diversi tra loro. Le tre opere sono state selezionate per le loro caratteristiche morfologiche e per la loro collocazione all’interno del museo, in parte amovibile e in parte mobile che quindi presentano diverse problematiche realizzative.

Il materiale costruttivo, molto vario e articolato, ha permesso di effettuare diversi tipi di scansione tridimensionale fotogrammetrica, con tecniche di ripresa differenti, per testare la validità della metodologia proposta. 

 

Statuetta busto femminile

Giuseppe Antonio Torricelli (1662-1719), databile al 1696- 1705. Avorio intagliato e dipinto, bronzo dorato, pietre dure, legno intagliato e dipinto;


 

Anconetta di legno

Bottega Fratelli De Donati, 1495 c.ca. Legno intagliato, dorato e dipinto:


Cassetta di legno

Bottega veneta, inizio XVI sec. Legno intagliato e in parte pirografato.


Scopri di più sul Castello Sforzesco di Milano



Scansioni 3D

Le scansioni fotogrammetriche degli oggetti sono state effettuate direttamente all’interno del Museo, che ha permesso l’accesso al Museo dei mobili e delle sculture lignee. La tecnica di ripresa utilizzata è la fotogrammetria 3D – SfM (Structure from Motion), un sistema non invasivo che permette di ottenere una scansione 3D di un oggetto senza toccarlo o misurarlo direttamente. Ci siamo avvalsi dell’utilizzo di specifiche strumentazioni image based (fotocamere reflex professionali con obiettivi opportunamente calibrati), con la finalità di ottenere un archivio di immagini fotografiche uniformi nei parametri di esposizione, di tonalità, di saturazione, ed ottenere un modello tridimensionale fotogrammetrico altamente affidabile.




Video-tutorial

I filmati sono stati realizzati durante le fasi del lavoro di scansione, consentendo ai destinatari del corso di visualizzare come avviene il processo all’interno di una reale struttura museale e riprende tutte le fasi di lavorazione contestualizzandole. L’ opera viene presentata insieme ai materiali di cui è composta, con un focus sui particolari. Lo studente viene guidato nell’impostazione dei parametri della fotocamera e del controller per gli scatti e successivamente nei movimenti da eseguire per una corretta esecuzione delle fotografie con o senza l’ausilio delle strumentazioni indicate, set di luci con light box e pedana rotante. I video sono stati corredati da sottotitoli in sovrimpressione in lingua inglese per poter essere appresi e visionati anche senza l’ausilio di un tutor.


DIFFUSIONE DEI RISULTATI


Corso online

NETCHER  3D Reconstruction of Cultural Heritage at Risk Training (NTRCHRT) è un programma di formazione intensivo ideato e distribuito nel mese di febbraio 2021 dall’Università Ca’ Foscari di Venezia e l’Istituto Italiano di Tecnologia, destinato al personale museale e professionale che desidera approfondire l’uso delle nuove tecnologie di modellazione e ricostruzione 3D applicate alla conservazione e alla tutela del patrimonio.Attraverso la visione del video, è possibile acquisire le basi della tecnica di scansione 3D fotogrammetrica per la realizzazione finale di modelli 3D, mezzo per proteggere il patrimonio culturale a rischio. 

 

Ricostruzione 3D delle Terme Centrali di Porto Torres (SS) – Turris Libisonis

Progetto finanziato dal Polo Museale della Sardegna (MIBACT), Museo archeologico nazionale “Antiquarum Turritano”, sviluppato in collaborazione con il Dipartimento dei Beni Culturali – Università degli Studi di Padova e Teravista srl.

Partendo dall’analisi e studio dell’edito e dalle scansioni fotogrammetriche effettuate da drone dell’area del Parco Archeologico di Porto Torres, è stato possibile sviluppare una proposta ricostruttiva dell’area, idealmente immaginata nel III sec. d.C. La ricostruzione comprende l’edificio delle Terme Centrali, del Cardo adiacente e delle tabernae che vi si affacciano.

La dott.ssa Maria Letizia Pulcini, direttrice del Museo archeologico nazionale “Antiquarum Turritano”, ha presentato in anteprima la ricostruzione in 3D e i risultati scientifici derivati, all’edizione 2020 di TourismA, il salone internazionale dell’archeologia e del turismo culturale. Era presente anche una installazione all’interno dello stand dedicato alla Sardegna.


Vuoi saperne di più su Turris Libisonis?
Visita la pagina dedicata del portale Sardegna Turismo



Ricerca d’archivio

Le ricerche nell’archivio effettuate dal Museo Archeologico nazionale “Antiquarium Turritano” e il confronto continuo con esperti del settore hanno portato alla definizione di una proposta ricostruttiva aggiornata delle Terme Centrali e dell’area circostante con tutte le indagini archeologiche condotte nell’area a partire dagli anni ’30 ad oggi.

Fotomodellazione 3D

Inoltre, nell’area archeologica sono state condotte operazioni di scansione 3D aereo-fotogrammetriche da drone (in collaborazione con Teravista srl) finalizzate all’acquisizione di modelli metrici da utilizzare come base per la ricostruzione 3D.


Modellazione degli asset

I modelli 3D presenti all’interno della scena sono stati sviluppati e modellati ad hoc, e derivano da disegni di manufatti rinvenuti nell’area oppure coevi all’epoca di ambientazione della scena virtuale.

Reverse Modeling

Le scansioni sono state elaborate per essere utilizzate in un workflow rivolto alla creazione del modello 3D ideale dell’anfiteatro. Tale processo è chiamato “reverse engineering”, ovvero il procedimento che cattura la forma dell’oggetto scansionato – tramite fotomodellazione in questo caso – e ne interpreta ed elabora le peculiarità geometriche.


Real Time Lighting

L’ambientazione possiede diverse fonti luminose, che determinano l’illuminazione della scena in tempo reale. Per uno studioso è importantissimo valutare quale e quanti punti di illuminazione potevano essere presenti in un’ambiente, per poter meglio valutare il grado di visibilità delle decorazioni presenti all’interno dell’edificio, e come possano influire sui visitatori di duemila anni fa.

Ricostruzione dal reale

Le forme architettoniche idealizzate sono state assemblate virtualmente secondo gli studi condotti dagli esperti negli anni passati, al fine di poter ricostruire gli alzati e le volumetrie da poter replicare lungo tutta la planimetria. Tutti i modelli tridimensionali e le texture sono stati inseriti in un motore tridimensionale (3D engine) che ha permesso di realizzare un filmato che mostra alcuni scorci grazie a delle camere virtuali mosse su percorsi prestabiliti.


IMMAGINI 360°

Di alcuni scorci sono state esportate immagini panoramiche a 360° (proiezione equirettangolare), con la finalità di creare un tour panoramico virtuale, georeferenziato nell’area del parco archeologico. Le immagini sono richiamabili facilmente, grazie alla app di Teravision: posizionati nel punto desiderato e con un tap potrai vivere l’emozione di camminare nel passato.



Risultato finale

Per la realizzazione della clip ci siamo immaginati di rivivere una tarda mattinata primaverile, appena dopo un forte acquazzone che ne ha bagnato la sabbia dell’arena, in un giorno in cui non venivano svolti ludi.

Il video mostra una scena vuota rendendo lo spettatore il visitatore privilegiato di questo imponente edificio. La documentazione e il filmato realizzato non solo permettono di far fronte a problematiche attuali, ma consentono anche alle future generazioni di conoscere e diffondere il nostro passato.

NB. Il video sarà diffuso a breve, per ora è possibile osservarlo nella parte finale della presentazione di TourismA 2020.

Pannellistica nel Parco

Parte dei render effettuati sono stati poi utilizzati a complemento della pannellistica del Parco Archeologico.



TourismA 2020

Edizione 2020 di tourismA, il salone internazionale dell’archeologia e del turismo culturale.

‼️ Grande successo di pubblico per lo stand di #portotorres all’interno dello spazio dedicato alla Sardegna.

💬 La dott.ssa Maria Letizia Pulcini, direttrice del Museo archeologico nazionale “Antiquarum Turritano”, ha presentato in anteprima la ricostruzione in 3D delle terme centrali e delle tabernae del cardo. Il progetto è stato realizzato dal Polo Museale della Sardegna insieme al prof. Jacopo Bonetto e al dott. Arturo Zara del Dipartimento dei Beni Culturali – Università degli Studi di Padova, al dott. Daniele Bursich di Archeologia Sette Mezzo e a Gianni Alvito di Teravista.

#polomusealedellasardegna
#turrislibisonis #tourisma20 #museiitaliani #mibact #3D #virtualarchaeology

Giornate Europee del Patrimonio

Museo archeologico Antiquarium Turritano e area archeologica di Porto Torres
26-27 settembre 2020

Sabato 26 verrà presentato il progetto di riproduzione 3D delle terme centrali e delle botteghe dell’antica colonia di Turris Libisonis, realizzato dalla Direzione Regionale Musei della Sardegna in collaborazione con  Jacopo Bonetto e Arturo Zara del Dipartimento dei Beni Culturali dell’Università di Padova, Daniele Bursich di Archeologia 7emezzo e Gianni Alvito di Teravista. La tecnologia rappresenta uno straordinario strumento che, se ben applicato all’ambito dei beni culturali ed in particolare nei musei e integrato con i sistemi comunicativi tradizionali, può facilitare non solo il coinvolgimento emotivo del pubblico, ma anche l’apprendimento e la diffusione del sapere.

Domenica 27 i visitatori saranno accompagnati dalla direttrice del Museo, Maria Letizia Pulcini, alla scoperta delle Terme Maetzke, uno spazio dell’area archeologica di Turris Libisonis abitualmente chiuso al pubblico.

LINK 

LINK “LA NUOVA SARDEGNA”

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Pubblicazione Scientifica

All’interno della rivista scientifica di Fascia A “ACME” (Annali della Facoltà di Studi Umanistici) dell’Università degli Studi di Milano,, è stato pubblicato nel 2023 un contributo che mira a presentare metodi e risultati del progetto di restauro virtuale di un settore dell’antica Porto Torres/Turris Libisonis (Terme centrali, via adiacente e bot-teghe prospicienti – cd. palazzo del Re Barbaro), frutto di un accordo di collaborazio-ne tra la Direzione Regionale Musei Sardegna e l’Università degli Studi di Padova. Il contributo in Open Access è scaricabile gratuitamente (vedi link qui sotto “LEGGI”).

Citazione

J. Bonetto, D. Bursich, M. L. Pulcini, A. Zara, Le terme Centrali di Porto Torres (SS): rilievo e ricostruzione 3D. 2023, ACME – Annali della Facoltà di Studi Umanistici dell’Università degli Studi di Milano, V. 75 N. 2 (2022), pp. 47-72.

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